ELLE, il disinnescatore: come evitare le bombe

Quando ho ascoltato la prima volta il nuovo singolo di ELLE, a chilometri di distanza da questi giorni incerti di nuvole e sole, ricordo che mi sentii addosso quella sensazione un po’ strana che provi quando vedi qualcuno, in giro per una città che non conosci, che non solo ha una faccia estremamente famigliare, ma che si muove proprio come te, con i tuoi stessi vestiti e le medesime movenze; qualcuno che, se tu non fossi così sicuro di essere te stesso, potrebbe benissimo prendere il tuo posto nella tua vita e convincerti di essere un estraneo, un fedifrago traditore di un nome e un’esistenza che non ti appartengono, perché lui è quello che tu dici di essere te.

Bene, respiro e porto aria al cervello prima di ammettere che , quel giorno in studio, ascoltando “Eviteremo le bombe”, ho proprio pensato che ELLE stesse prendendo il mio posto nella mia vita, con le mie parole e le mie intenzioni autodistruttive – nelle quali credevo di essere il migliore, mannaggia a lui! -, e devo ammettere che per un attimo ho proprio sperato che lo facesse sul serio.

Perché essere ELLE credo sia il sogno di tanti maschietti che come me hanno cominciato a soffrire di calvizie precoce all’età dei sedici anni (ascoltare Guccini nell’età dello sviluppo è sconsigliassimo: provoca caduta di capelli e crescita di utopie; da non fare), che come me sono alti un metro e ottantissimavogliadicrescere, che come me vorrebbero poter indossare giubbotti di pelle senza sembrare i cosplayer alcolisti di un Fonzie visto solo attraverso una televisione spenta. Essere ELLE significa farsi calamita dell’invidia di chi con un pezzo di legno in mano prova a costruire con fatica un cavalluccio, mentre lui ha già tratto via dal ceppo un Pinocchio che balla come Nureyev su una riproduzione in miniatura del ponte di Brooklyn.

E la cosa più bella – e amara allo stesso tempo – è che tutto questo lo so io, e i quindici/venti adepti che frequentano la corte di Leonardo Lombardi, pilota di quel motore impazzito che è La Clinica Dischi. Sì, perché se avete ascoltato cmqmartina e svegliaginevra e avete detto “che bombe!”, beh, il merito è anche di ELLE; se scoprendo i Moca e Galassia Club avete rinfrescato la vostra idea di band, beh, il merito è anche di ELLE; se avete esclamato “perdindirindina, che sound!” godendovi gli ultimi singoli di Sabia e Altrove, beh, il merito è anche di ELLE, e se avete pensato – e spero bene che lo abbiate fatto – che non esiste nulla di tanto bello al mondo come il disco d’esordio di quel narciso pelato di APICE, beh, il merito è anche di ELLE. Insomma, ELLE è l’eminenza grigia del laboratorio creativo di Clinica, e se di lui non avete ancora ben presente la faccia è perché è uno di quei pazzi che sta dietro alla messa a punto della Ferrari, ne bilancia la tenuta su strada, la testa di persona rischiando collo e nervi e poi lascia che la coppa la alzino gli Schumacher di turno, mentre lui sta già esplorando nuove leve, nuove soluzioni, nuove strade. Perché è così che fa il genio: non si ferma e cammina dove nessuno lo può vedere, perché non esiste anima viva nelle lande buie e germinali che solo la creatività geniale, nella sua solitudine affollata di luci e ombre, sa attraversare; è la fuga del ramingo, il viaggio del cacciatore che rincorre la preda al lume di una candela, in balia del vento e dei tuoni e senza più la certezza dei ruoli.

Perché la caccia chiama e, nell’impossibilità di evitarne la risposta, non sai più chi sia a cacciare chi.

Stavo dicendo, prima di perdermi nelle mille inezie della mia scarsa soglia di concentrazione, che quel giorno, nel covo del lupo solitario, mi sono sentito dentro al nuovo singolo di ELLE come ci sente dentro qualcosa di tanto comodo quanto pericoloso; perché “Eviteremo le bombe” parla di attentati falliti a cuori deboli, di ordigni inesplosi sotto ponti che collegano anime perse, di colpi di Stato rimandati a domani, per poter fare, un’ultima volta, all’amore.
Ascoltavo e pensavo che, in quel momento, dal banco del mixer stesse levandosi una sorta di canto del muezzin, una verità semplice, avvolta dal vestito elegante di una ballad che calzava e calza alla perfezione gran parte delle mie domande; non lo sapevo, ma stavo per essere proiettato fuori dal mio corpo, in quel film atroce e meraviglioso che è “Perfetti Sconosciuti“: mi sono immaginato al tavolo con ELLE, che tra un’insalata di Beethoven e Sinatra condita con Vivaldi e uva passa (ma quante cit. d’autore sto tirando fuori?!) mi guarda e mi scopre intento a cercare di tagliare la mia bella bistecca di malessere con un coltello di plastica. Biodegradabile.
E allora mi si fa vicino, e all’orecchio mi sussurra: “ma perché continuare a tagliare, quando puoi arrenderti a questa civiltà di rapporti saturi, educati e ragionevoli? Perché arrivare fino ad esplodere, quando puoi disinnescare?”.
Ecco, so che sembra non c’entrarci assolutamente nulla con il film di Genovese, ma a me della consequenzialità logica non interessa troppo – come avrete capito -, soprattutto quando si parla di emozioni; se il film lo avete visto, sono sicuro abbiate capito a cosa io mi stia riferendo, altrimenti guardatelo, ma anche no: non è necessario per intuire la profonda umanità che si nasconde dentro “Eviteremo le bombe“, perché ogni risposta si schiuda sin dal primo ascolto.
ELLE è già dentro le orecchie di tanti, come lo è nelle mie, ma non si fa vedere, perché la coscienza non ha nome; ho pensato tante volte che se avessi evitato le bombe forse, ora, piangerei qualche lutto in meno. La verità è che, in un mondo che ci costringe ad essere vincitori, la vittoria assume il peso di un obbligo inevitabile, anche a costo di renderci perdenti nella vita, nelle relazioni e nei sentimenti; ma a volte, perdersi è l’unico modo per trovarsi, e arrendersi è la via maestra per scoprirsi più fragili, più veri e più unici: evitare le bombe, per non evitare più sé stessi.
Ecco, io credo sia inevitabile, dopo tutto questo papiro di congetture e di ferite aperte malcelate, ascoltare questo benedetto, maledetto nuovo singolo di ELLE; dopo averlo fatto, vi sentirete forse un pò peggio. Ma voi non preoccupatevi; sono reazioni positive, costruttive. Come il vuoto che prende a chi, dopo aver rischiato di perdere tutto, si trova nella tranquillità del suo salotto a ricordare tutto il dolore scongiurato, tutto il tempo ritrovato: quel senso di vuoto sta a rammentarvi che siete sulla via, finalmente, per potervi incontrare per strada e riconoscervi, e volervi bene, senza scambiare per nulla al mondo i vostri sbagli con quelli di qualcun altro che, per quanto simile a voi, non sarà mai voi.
Manuel Apice

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