Ghemon e la cazzimma di cui parlava Pino Daniele anni fa

Ghemon è uno di quelli veri, di cui scrivi con naturalezza perché sembra di parlare del ragazzo della porta accanto.

Era scritto nelle stelle che Ghemon tornasse a splendere

Gianluca e Ghemon hanno fatto sempre coincidere i due lati della medaglia, la persona e l’artista. Di Ghemon conosciamo le fragilità, che non ha mai nascosto. Scritto nelle stelle è il titolo del sesto album dell’artista campano (e lo dico con un pizzico di orgoglio), coerente e preciso, così come a lui piace essere fin dagli esordi. La coproduzione è di Carosello e Artist First con la produzione esecutiva di Tommaso Colliva, e già questo è un bel biglietto da visita.

Scelta coraggiosa quella di farlo uscire nel pieno di una pandemia globale, ma scelta che mi sento di condividere in pieno; le persone hanno bisogno di musica e la musica necessita di non perdere quel valore che la rende unica. Noi, tutti, abbiamo ancora bisogno di chiudere gli occhi per 3 minuti e viaggiare. Proprio adesso che non possiamo viaggiare, che almeno così ognuno possa trovare il proprio modo di farlo.

Tra nu-soul e r&b, Ghemon ci regala una perla preziosa in questo periodo stanco e ci fa venire voglia di tornare ad ascoltare musica, quella bella. Non starò qui a fare un track by track perché non è necessario; è un disco che va ascoltato nella sua interezza, sì, ma va anche scartato come un regalo, esattamente con l’effetto sorpresa che genera.

Se dovessi segnalare un paio di brani che mi hanno colpita maggiormente, senza dubbio sceglierei Inguaribile e Romantico perché in fondo penso che l’amore ci salverà sempre, esattamente come la musica. Ghemon dedica alla sua fidanzata un brano sincero, la fotografia di una vita di coppia che non è perfetta ma per questo ha speranza di durare nel tempo.

Torna in auge la cazzimma alla Pino Daniele

Il secondo brano a cui mi sento di dover dare una nota di merito è Champagne: dentro a questo brano c’è tutta la cazzimma e su questo punto apro una nota doverosa. Chi non è di Napoli (o chi non è campano) probabilmente non conosce il significato del termine cazzimma, mi piace riportare le parole di un grande musicista, sto parlando di Pino Daniele, cui dobbiamo, tra l’altro, una delle prime attestazioni di questa parola nella sua canzone manifesto A me me piace ’o blues (contenuta in un album del 1980), dove dichiara in modo provocatorio: «tengo a cazzimma e faccio tutto quello che mi va». A chi gli chiede che cosa sia la cazzimma, Pino Daniele risponde così:

Già, “’a cazzimma”. Chi non è napoletano e non ha mai avuto modo di sentire questo termine, si chiederà giustamente di che si tratti. Ebbe’, “cazzimma” è un neologismo dialettale molto in voga negli ultimi tempi. Designa la furbizia accentuata, la pratica costante di attingere acqua per il proprio mulino, in qualunque momento e situazione, magari anche sfruttando i propri amici più intimi, i propri parenti […]. È l’attitudine a cercare e trovare, d’istinto, sempre e comunque, il proprio tornaconto, dai grandi affari o business fino alle schermaglie meschine per chi deve pagare il pranzo o il caffè.’ (P. Daniele, Storie e poesie di un mascalzone latino, Napoli, Pironti, 1994, pp. 52-53).

Ora torniamo a Ghemon: dicevo, in questo brano c’è la cazzimma ma c’è anche quella componente rap che Ghemon non si è mai lasciato alle spalle, pur avendo negli anni sperimentato sound ben lontani dal suo porto di partenza. Qui, viene a sostegno della parte ritmica del brano ed ogni parola si incastra perfettamente.

Dunque, l’artista campano rimane coerente e fedele a se stesso, umile, e non è cosa da poco in questo mondo di spocchia. Sa di dovere tanto a chi l’ha sempre sostenuto, a chi voleva a tutti i costi questo disco senza aver bisogno di aspettare il ritorno alla normalità. Che poi, cos’è la normalità? Ci stiamo abituando ad un nuovo modo di vivere e di percepire la musica, e questo disco fa proprio bene al cuore. Ghemon è frutto della gavetta, quella vera; ed ecco il risultato meraviglioso.

 

Giulia Perna

 

 

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