Beltempo è il motivo per cui credere nella musica, ancora

“Beltempo” è l’occasione migliore per dirvi che c’è ancora speranza per la musica italiana. In queste brevissime righe, vi spiego come un album sia capace di riaccendere una curiosità altrimenti morta, portare la primavera nell’animo e, soprattutto, farci sentire meno soli.

Ti consigliamo come approfondimento: Altrove e tutte le immagini evocate da una 500 bianca

Manuel Apice è il cantautore del Beltempo

apiceEsiste una sottilissima linea di confine tra la sfera personale, soggettiva e quella professionale, oggettiva. Poi, dal nulla, insieme con una ventata di primavera e il profumo del legno di una chitarra, arriva il signor Manuel Apice a prenderle e mescolarle, inesorabilmente.
Questo è sicuramente uno degli articoli più difficili da scrivere per me, finora. Non sono stati certo tantissimi, sia chiaro; è giusto per sottintendere la portata delle mie emozioni in questo momento. Quindi, a questo punto, cari lettori, sarebbe per voi legittimo chiedermi: “Luigi, ma allora cosa cerchi da questo nostro angolo di stomaco che hai lasciato libero?”.
Il punto è che quando mi capita di ascoltare un album come Beltempo, io sì, mi sento genuinamente emozionato. E badate bene che non sarò mai un ingegnere, indubbiamente, ma con le parole posso costruire ponti che porteranno, anche voi, alla scoperta di una delle produzioni discografiche più belle della recente storia della musica italiana. Esatto, l’ho detto.

Il nuovo decennio è vittima e carnefice, ahinoi, del disfacimento totale del cantautorato. La pochezza della musica di questi tempi ha contribuito ad insinuare nella testa dei presunti “artisti del futuro” una consapevolezza malsana: “se questo funziona, perchè non dovrei funzionare anch’io?”. E via, con l’imperversare della sagra dei dilettanti allo sbaraglio. Poche e semplici mosse necessarie: un paio di accordi triti e ritriti, due righe decisamente pleonastiche ed assolutamente evitabili, tre monete di coraggio per pagarsi la comunicazione e qualche follower in più del solito su Instagram. Ed ecco fatto l'”artista” del 2020.

Bene: se doveste rientrare in questa categoria, o se le mie affermazioni dovessero offendervi, chiudete pure questa pagina. Qui si parla di vera musica.

Ti consigliamo come approfondimento: Svegliaginevra è il nuovo astro nascente della musica indipendente

Il tempo che poi perdi ti mangia come i tarli

beltempoProvate a quantificare il tempo trascorso nel dedicarvi a roba pessima. Dunque, concedetevi il lusso di levare via la polvere dagli occhi e di recuperarlo, quel tempo perso, grazie all’ascolto di APICE. Ma non con la smania usa e getta di questa veloce era del consumismo, no; Beltempo è una conchiglia rara riversa sulla sabbia e inviolata dai capricci del mare, preziosissima, da sentire e custodire con cura e garbo; con le mani fregiate dal tempo e le dita tenui e delicate di chi, come me, è cresciuto coi vari GaberBattistiDe Andrè. E ne soffre terribilmente la mancanza, in un mondo così povero di idoli da idolatrare e musica in cui rifugiarsi.

Poichè Manuel, inedito Homo Faber del ventunesimo secolo, è la nuova icona del bel cantautorato che tutti quelli come noi attendevano con un’ansia viscerale. Quello verace, ma pregno di parole scelte con minuzia; quello che corrobora lo stomaco e ti incornicia un sorriso di lacrime; quello che non è da tutti, quello che non vedi l’ora di tenere tutto per te, solo per te – altro che “condivisioni”! Quello che, insomma, prima d’ora non esisteva più. E che ha trovato, finalmente, una nuova linfa vitale in lui. Fatta di eco di fanali e cantata con una certa pronuncia sdrucciola.

Ai miei nipoti, semmai dovessi averne, racconterò della fortuna di aver conosciuto personalmente APICE e di averci persino scambiato pensieri stupidi e profondissimi, anche di notte. Di aver considerato un amico colui che, in quel momento, loro ascolteranno con trasporto e nostalgia; un po’ come facciamo noi, adesso, “coi vari GaberBattistiDe Andrè“…
Ti auguro tutte le cose più belle di questo mondo. E anche di non trovare mai quel maledetto lavoro fisso, perchè la musica italiana ha tremendamente bisogno di te, ancora. Perchè noi abbiamo bisogno di te.

Con affetto,

Luigi Crispino

 

[spreaker type=player resource=”episode_id=26313355″ width=”100%” height=”200px” theme=”light” playlist=”false” playlist-continuous=”false” autoplay=”false” live-autoplay=”false” chapters-image=”true” episode-image-position=”right” hide-logo=”false” hide-likes=”false” hide-comments=”false” hide-sharing=”false” hide-download=”true”]

 

Ti consigliamo come approfondimento: MIGLIO: la stella della Pianura Padana caduta dalla navicella spaziale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *