MIGLIO: la stella della Pianura Padana caduta dalla navicella spaziale

Alessia Zappamiglioche del cognome ha voluto tenere solo la parte finale, poichè altrimenti “troppo pretenzioso” -, in arte MIGLIO, appunto. E’ nata una nuova stella fra le dolci lande della Pianura Padana?

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MIGLIO ha reso Radio La Ruota una navicella spaziale

miglioLa risposta nell’attacco è retorica: sì, MIGLIO è indubbiamente una delle realtà più interessanti dell’attuale scenario indipendente nazionale, e avrà sicuramente velleità di successo. Il riferimento alla stella, come il 99% delle cose che scrivo sul mio sito, non è ovviamente casuale; ma bensì si riconduce alla navicella spaziale che Alessia Zappamiglio decanta fra le sue liriche. Un’immagine che, tra l’altro, in riferimento alle stelle, ai misteri dell’universo e alle lande sopracitate, potrebbe tranquillamente assumere connotati cinematografici alla “Sesto Senso”. Ma, per fortuna, non è questo il caso.

Perchè MIGLIO ha un’altra idea di “navicella”. E’ meno spaziale e molto più introspettiva, ed è correlata per lo più ad un microcosmo; quello interiore, appunto. E’ il luogo dove andiamo a rifugiarci, come lo è stato per Alessia, ad esempio. Non è spaziale, come dicevo, quanto piuttosto – e qui l’Accademia della Crusca potrebbe bestemmiare in aramaico sbagliando i congiuntivi, ma mi concedo comunque una licenza poetica che al di fuori di RLR non mi sognerei neanche lontanamente – introspaziale. Ovvero: scava a fondo, all’interno delle nostre memorie, per rievocare quell’ambiente ameno che tanto ci ha ispirato pace e serenità. E la sua voce che intona Pianura Padana, poi, accompagnata dalla chitarra in una versione acustica del tutto inedita per le nostre frequenze, ha trasformato la nostra redazione nella navicella spaziale. Per un momento; breve ed intenso, ma sufficiente a ricordarci come si fa a sognare.

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C’è il nostro, e il vostro, amore trash nei Bar sui binari

miglioLa magia di MIGLIO non si ferma a quel singolo brano. Quando ho ascoltato per la prima volta “Il Bar sui Binari” ho sentito letteralmente vibrare le corde dell’anima. Oltre ad aver rimembrato un certo Vasco Brondi che così tanto le si addice, come riferimento artistico. Come quando scopri quella canzone che parla di te, e ti chiedi come sia possibile che esista una tale meraviglia. Perchè è di noi, di tutti noi, che si tratta: chi non ha mai avuto un amore clandestino nei palazzi universitari? Chi non ha mai lasciato un pezzo di cuore incastrato nei binari di una stazione e versato lacrime, magari osservando con mestizia un treno in partenza, magari accecato dalle luci?

Personalmente, mi sono ritrovato tantissimo in Alessia. E la ringrazio, assieme a Le luci della centrale elettrica, per avermi confermato che la nostra generazione musicale, quella dei sognatori di frasi oniriche che si mescolano col quotidiano, non è morta. Ma, anzi, vive e sopravvive proprio grazie ad artisti come lei e alla loro musica, capace ancora di ispirarci e di farci viaggiare con la mente… nel bel mezzo dell’apocalisse.

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Luigi Crispino

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